Trivelle in Adriatico e utilizzo Airgun. La posizione e le proposte di Legambiente Puglia.

Pubblicato il 26 marzo 2018 ore 17:00 da Gianfranco Cipriani

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Il Consiglio di stato ha respinto i ricorsi presentati in appello dalla Regione Puglia e dalla regione Abruzzo nei confronti del Ministero dell’Ambiente e della società inglese Spectrum Geo Ltd che riguardavano le due istanze di prospezione in mare (d1BP SP e d1FP SP); tali istanze avevano avuto esito positivo alla VIA nel giugno del 2015 (decreto di compatibilità ambientale) e già in passato erano state oggetto di ricorso al TAR da parte delle due Regioni.

I due progetti di ricerca petrolifera nei mari italiani possono quindi ripartire a tutta velocità e prevedono l’utilizzo dell’ormai nota tecnica dell’airgun che prevede il rapido rilascio di aria compressa nell’acqua, generando onde a bassa frequenza. Sono enormi gli impatti negativi che l’utilizzo massiccio di questa tecnica di indagine ha nei confronti delle specie marine – cetacei in primis – ed in generale sull’intero ecosistema marino. Si tratta di un vero e proprio inquinamento acustico dell’ambiente marino: basti pensare che il rumore prodotto da uno scoppio dell’airgun è pari a 100.000 volte quello di un motore di un jet.
Sono 16 le istanze di richiesta di permesso di ricerca in mare di cui: 4 approvate, 4 in corso di valutazione ambientale e 8 in fase decisoria.
Le due istanze di prospezione che riguardano circa 30mila chilometri quadrati di mare, coinvolgono le coste adriatiche dall’Emilia alla Puglia.
Sono 4 i pari VIA rilasciati in meno di un mese per un totale di 3.860 kmq da parte del Ministero dell’Ambiente che prevedono l’autorizzazione ad effettuare indagini di ricerca sismica nelle stesse aree viste precedentemente (specialmente in Puglia):

- Istanza d81 F.R-.GP della Global Petroleum Limited, con un’area di estensione di 749,9 kmq, che è ubicata nel bacino dell’Adriatico meridionale a largo delle coste pugliesi. Il progetto prevede l’acquisizione e l’elaborazione di circa 235 km di linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un’eventuale rilievo geofisico 3D su un’area di circa 50 kmq. I comuni interessati sono Giovinazzo, Bari, Fasano, Mola di Bari, Monopoli, Brindisi, Ostuni, Molfetta, Carovigno, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Polignano a Mare.

- Istanza “d90 F.R-.GM” – di estensione di 749,1 kmq ed ubicata nel Mar Ionio settentrionale a largo delle coste pugliesi – prevede l’acquisizione di circa 153 km di linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un eventuale rilievo geofisico 3D. i comuni interessati sono: Tricase, Gagliano del Capo, Ugento, Racale, Alessano, Castrignano del Capo, Taviano, Andrano, Diso, Otranto, Morciano di Leuca, Patu’, Tiggiano, Gallipoli, Alliste, Salve, Santa Cesarea Terme, Castro, Corsano.

- Istanza “d 80 F.R-.GP” di fronte alle coste di Bari: l’area del permesso di prospezione ha una estensione di 744,8 km2 ed il progetto prevede l’acquisizione e l’elaborazione di circa 265 km di linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un’eventuale rilievo geofisico 3D su un’area di circa 50 km2.

- Istanza “d89F.R-.GM” di estensione di 744,6 kmq ed è ubicata nel Mar Ionio settentrionale a largo delle coste pugliesi. Il progetto prevede l’acquisizione di circa 147 km di linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un eventuale rilievo geofisico 3D.

Le campagne di Legambiente su Adriatico e Airgun:
#Stopoilairgun: con l’adesione di 72mila cittadini italiani, la campagna che lanciata a bordo della Goletta Verde nel 2015 chiedeva al Governo e al Parlamento di approvare quanto prima un provvedimento che vietasse l’utilizzo dell’airgun per le ricerche petrolifere in mare.

#Dismettiamole: la campagna di Legambiente lanciata nel 2016 per chiedere la dismissione delle piattaforme offshore, a partire da quelle ferme e non più produttive, ma anche quelle che oggi estraggono poco o niente (rimanendo sotto la soglia stabilita per l’esenzione delle royalties).
In Italia sono 136 le piattaforme offshore per l’estrazione di petrolio e gas ripartite in 53 diverse concessioni di coltivazione o permessi di ricerca: 96 di queste strutture ricadono entro le 12 miglia mentre 43 sono oltre il limite delle acque territoriali. Delle 136 piattaforme in questione, 9 sono definite non produttive, 8 sono di supporto alla produzione di altre piattaforme e ben 119 risultano invece produttive. In tutto sono 710 i pozzi definiti produttivi su un totale di 730 installati. Il tratto di costa maggiormente interessato è quello che va dall’alto Adriatico fino alle coste dell’Emilia Romagna con 75 piattaforme, seguito dal medio Adriatico con 46, 9 nel canale di Sicilia e 6 nello Ionio. Il 90% delle piattaforme (123) è adibita all’estrazione di gas mentre solo 13 estraggono petrolio. Il loro contributo, in termini quantitativi di gas e petrolio estratto secondo i dati del 2016, è pari al 6% del fabbisogno del nostro Paese di gas ed al 1,2% di quello di petrolio. Quante piattaforme da dismettere subito? Già nel 2016 Legambiente aveva individuato ben 38 piattaforme e 100 pozzi come possibili di smantellamento e, a distanza di un anno, la convinzione che la maggior parte di queste strutture sia sostanzialmente inutile ed improduttiva è confermata anche dall’analisi del 2017. Solo 4 piattaforme già individuate lo scorso anno nel frattempo hanno ripreso una parvenza di attività e produttività (Morena 1, Davide 7, Clara NW e Bonaccia NW). Per le altre 34 piattaforme ed i relativi pozzi invece nulla è cambiato. Inutili erano all’ora, ed inutili sono rimaste”.

#Stopseadrilling (2015) e la Goletta Verde NO OIL in Adriatico (2016): nel 2015 la Goletta Verde partendo dalla Croazia ha lanciato una mobilitazione internazionale per la tutela dell’Adriatico dalle attività petrolifere. Una mobilitazione che ha visto decine di associazioni, comitati, gruppi locali unirsi per dire no alla petrolizzazione del mar Adriatico, lavorando con la coalizione SOS Adriatic. Con la coalizione le associazioni hanno lavorato e ottenuto una vittoria contro le trivellazioni in Croazia, una moratoria alle attività proposte dal Governo Croato, grazie anche all’avvio di una VAS transfrontaliera richiesta e ottenuta anche dal nostro governo (che però non ha mai avviato una procedura analoga per quanto riguarda l’area di propria competenza. Nel 2016 Legambiente ha circumnavigato tutta la costa adriatica (toccando tutti i Paesi che si affacciano sul bacino) con un’edizione speciale della Goletta Verde NO OIL.

Cosa CHIEDIAMO alla Regione e ai neo parlamentari:
– Stopoilairgun: di dare attuazione agli impegni presi in sede di dibattito parlamentare e ai diversi ordini del giorno approvati in materia al Senato e alla Camera negli anni passati – ma a cui fino ad oggi non è stato dato seguito – di vietare l’utilizzo di questo metodo per la ricerca di idrocarburi in mare che non porta vantaggi alla collettività in termini economici, di conoscenza scientifica e ambientali, ed è a favore esclusivamente delle compagnie che detengono i titoli e le concessioni minerarie.

- VAS transfrontaliera e piano delle aree. Nel 2015 il nostro Governo ha fatto richiesta, e ottenuto l’avvio di una procedura di VAS transfrontaliera in merito al programma di prospezione e ricerca di idrocarburi del Governo Croato. Lo stesso è stato attuato anche per i programmi di altri Paesi costieri e oggi sul sito del Ministero dell’ambiente italiano sono in corso, per programmi di sviluppo di attività di ricerca e estrazione di idrocarburi in mare, tre iter avviati da Croazia, Montenegro e Repubblica Ellenica (tutti in area adriatica e ionica). A partire da questi elementi riteniamo imprescindibile che anche il nostro Paese si doti di un Piano per lo sviluppo delle attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi nel mar Adriatico, da sottoporre a VAS (Valutazione ambientale strategica) transfrontaliera, visto anche che ad oggi l’Italia ha il maggior numero di istanze e richieste di permessi di ricerca e coltivazione nel tratto di mare di sua competenza. Senza tale piano si violano inoltre gli impegni assunti con il recepimento della Direttiva comunitaria Offhsore (con il Dlgs n. 145/2016). Una richiesta da fare tutti insieme (parlamentari, Regioni, associazioni, etc…) è quindi quella di chiedere al governo tale Piano e quindi al Ministero dell’ambiente di avviare tale procedura, e non solo la VIA sui singoli permessi, come continua ad avvenire ancora oggi. Tale richiesta è già stata lanciata da Legambiente nel 2015 durante la tappa di Goletta Verde a Polignano a Mare.

- Politica unitaria sul mar Adriatico a livello internazionale. Una visione complessiva e una politica unitaria di tutela e sviluppo del Mar Adriatico, coordinata a livello europeo e che coinvolge tutti i paesi costieri è la richiesta che facemmo nel 2015 durante la COP 21 di Parigi. La richiesta di tutela e di pianificazione nasce dalle direttive europee sulle misure di salvaguardia e sicurezza delle operazioni in mare di estrazione di idrocarburi (2013/30/EU), dalla strategia europea sul mare (Marine Strategy 2008/56/CE) fino alla pianificazione degli usi e degli spazi marittimi (2014/8/EU). Al tempo stesso l’Adriatico ha al suo interno numerose aree protette, SIC, ZPS che devono essere tutelati e che richiedono un’attenzione particolare.

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