Sacchetti biodegradabili e compostabili obbligatori dal 1° gennaio 2018, pesanti sanzioni per chi non rispetta le nuove norme!

Pubblicato il 2 gennaio 2018 ore 14:43 da Gianfranco Cipriani

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Finalmente dal 1° gennaio 2018 potremo dire addio ai sacchetti trasparenti di plastica usa e getta anche nei reparti di frutta e verdura dei supermercati, nelle pescherie, macellerie e gastronomia. Dovranno essere biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432 e con un contenuto di materia prima rinnovabile di almeno il 40% (che diventerà del 50% dal 2020 e del 60% dal 2021). E in più saranno a pagamento.

Non basta, dal 2019 saranno vietati in Italia i cotton fioc non biodegrabili, e dal 2020 stop anche ai cosmetici contenenti microplastiche. In Francia, ancora meglio, dal 2020 si vieteranno anche le stoviglie monouso in plastica. Ottime notizie per l’ambiente, devastato dalla plastica (in media 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nei mari di tutto il mondo, i polimeri microscopici vengono ingurgitati dai pesci e finiscono nella catena alimentare).

Dal 1° gennaio quindi, i sacchetti per imbustare frutta e verdura nei supermercati saranno a pagamento. I sacchetti di plastica leggeri e ultraleggeri – utilizzati anche per carne, pesce, prodotti di gastronomia e panetteria – saranno, infatti, sostituiti dagli shopper biodegradabili e compostabili a pagamento (con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40 per cento). L’articolo 9-bis della legge di conversione 123/2017 – il cosiddetto decreto Mezzogiorno approvato lo scorso agosto – prevede infatti che non possano essere distribuite a titolo gratuito. E – recita la norma – «il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite». La norma non riguarda solo la grande distribuzione, ma anche i piccoli negozi.

Vietato portare da casa i sacchetti
Di fatto, inoltre, i consumatori non potranno aggirare il nuovo obbligo di pagare le bustine trasparenti dei supermercati, perché per ragioni igieniche sarà vietato portare da casa i sacchetti da utilizzare all’interno del supermercato per imbustare frutta, verdura, ma anche il pane e altri alimenti sfusi. In una nota di chiarimento inviata alla Gdo il ministero dell’Ambiente ha infatti chiarito che l’obbligo di pagare i sacchetti sarà accompagnato dal divieto di riutilizzo delle buste biodegradabili per ragioni igieniche. Un divieto che sembra un po’ in contrasto con la finalità del contenimento dell’uso di sacchetti in plastica.

“Le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il
loro tramite”

Articolo 9-bis della legge 123/2017

Prezzi fra uno e cinque centesimi nella Gdo
Le imprese della grande distribuzione si stanno organizzando, anche se pochi dei grandi player si sbilanciano sulle cifre che saranno applicate dal 1° gennaio. In linea generale la grande distribuzione si sta orientando in un range compreso fra uno e 5 centesimi, come conferma anche Carrefour che non ha però ancora reso noto il prezzo che applicherà. Alcuni, come per esempio Esselunga, hanno già iniziato la sostituzione dei sacchetti con gli shopper biodegradabili ma non hanno ancora indicato il costo per il cliente. Unicoop Firenze è invece fra le poche ad aver già reso noto che dal 1° gennaio 2018 in tutti i punti vendita i sacchetti bio per i prodotti sfusi dell’ortofrutta, i prodotti serviti al banco carne e al banco pesce, e per le richieste di soci e clienti in cassa costeranno 1 centesimo. Auchan si sta orientando sulla cifra di 2-3 centesimi. Nei piccoli esercizi il prezzo potrebbe sfiorare i 10 centesimi.

Pesanti sanzioni per chi non rispetta le nuove norme
Pesanti le conseguenze per chi non rispetta la nuova normativa: per chi viola le nuove regole è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25mila euro. Sanzione che è aumentata a 100mila euro se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di borse di plastica o un valore di queste ultime superiore al 10 per cento del fatturato del trasgressore.

Legambiente: non è corretto parlare di caro-spesa, ma l’innovazione abbia un costo equo
Le associazioni di consumatori guardano con diffidenza la novità e sono pronte a denunciare l’ennesimo balzello. La novità è stata infatti annunciata come l’ennesima stangata per i consumatori, una teoria che Legambiente non condivide: «non è corretto parlare di caro-spesa. L’innovazione ha un prezzo ed è giusto che si paghi purché il costo sia equo. È fondamentale continuare la strada iniziata nel 2011 dall’Italia nella lotta all’inquinamento da plastica e per contrastare il marine litter».

In Europa si consumano 100 miliardi di buste per la spesa l’anno
In Europa, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente, si stima un consumo annuo di 100 miliardi di sacchetti, «e una parte di questi finiscono in mare e sulle coste», ha ricordato Legambiente
sottolineando che «in questi anni l’Italia si è dimostrata un esempio virtuoso in Europa per la riduzione dell’uso delle buste di plastica ed è stato il primo Paese europeo ad approvare, nel 2011, la legge contro gli shopper non compostabili».

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