Rifiuti e animali marini sul fondo del Mar Piccolo di Taranto: “tutto si riutilizza!” di Rossella Baldacconi

Pubblicato il 26 luglio 2017 ore 18:03 da Gianfranco Cipriani

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A differenza degli esseri umani che non sono ancora in grado di riciclare completamente ciò che producono, gli animali marini non sono schizzinosi e approfittano degli innumerevoli rifiuti gettati sul fondo del mare per riutilizzarli in vario modo. Se da un lato questa evidenza induce un senso di profonda tristezza e rassegnazione, dall’altro fa ben sperare nella grande capacità di adattamento degli organismi marini.

Nel Mar Piccolo, ambiente contaminato purtroppo da una quantità impressionante di rifiuti antropici, si assiste increduli a come gli animali marini sfruttano in modo ottimale i differenti oggetti che trovano sul fondo del mare. Innanzitutto, ogni superficie plastica, vitrea o metallica viene ricoperta da organismi bentonici, sia vegetali che animali. Per alghe, spugne, vermi tubicoli, molluschi bivalvi, briozoi, ascidie, ogni rifiuto rappresenta un substrato prezioso su cui insediarsi e svilupparsi.

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In un tempo più o meno lungo, gli organismi riescono a rivestire completamente gli oggetti estranei all’ambiente trasformandoli in piccole oasi di vita marina. Molti rifiuti gettati sul fondo vengono utilizzati da molluschi, crostacei, echinodermi e differenti specie di pesciolini bentonici come tane dove vivere e riposare, dove rifugiarsi dai predatori o dove deporre le uova durante il periodo riproduttivo.

Esplorando il fondale marino non è raro incontrare ghiozzi nascosti dentro bottiglie o barattoli e bavose che fanno capolino dall’intercapedine dei pali rotti della mitilicoltura. Le cassette di plastica sono il rifugio di granchi, stelle marine e piccoli pesci. Veri e propri condomini marini sono le carcasse delle automobili abbandonate sul fondo, abitate da innumerevoli organismi diversi, dalle alghe ai grandi pesci che colonizzano le cavità interne delle vetture.

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cavallucci marini si aggrappano con la coda prensile a tutto ciò che trovano sul fondo, anche alle innumerevoli retine di plastica provenienti dagli allevamenti di mitilicoltura. Queste ultime, in particolare, formano in alcuni punti dei cumuli spaventosi che si estendono per vari metri quadrati, triste simbolo del degrado del piccolo mare. Sarebbe opportuno che noi esseri umani prendessimo esempio dalle creature del mare, imparassimo a non produrre più rifiuti e a riutilizzare ogni cosa senza creare impatto alla natura che ci fa vivere.

Rossella Baldacconi, PhD in Scienze Ambientali

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